UN PO´ DI STORIA DELLA LINGUA ITALIANA

13 novembre 2015

Come tutti sappiamo, il latino era la lingua di Roma, la piú grande potenza dell´ antichitá, e in quanto tale era la lingua di una grandissima letteratura, in pieno sviluppo giá nel II secolo a.C., e che non sappiamo quando veramente sia finita, dal momento che in latino si é continuato a produrre letteratura in tutta l´Europa occidentale per tutto il Medioevo e oltre; e il latino ha continuato a essere la lingua internazionale della scienza, della cultura, delle universitá, almeno fino al XVIII secolo.
Le conquiste di Roma si sono realizzate nell´arco di circa quattro secoli, fra il terzo secolo a.C. e il secondo d. C.
In etá repubblicana, Roma ha prima sottomesso tutta l´Italia centro-meridionale (conquista completata nel 270 a.C.); poi la Sardegna (238 a.C.), la Liguria (230 a.C.), la Dalmazia (228 a.C.9) l´Italia settentrionale (225 a.C.). Poi, con le guerre puniche  –iniziate nel 246 a.C.- e concluse con la distruzione di Cartagine nel 146 a.C., sottomise la Sicilia e l´Africa settentrionale (Tunisia). In seguito, con le contemporanee guerre in Oriente, fece altrettanto con la Grecia e la Macedonia (146 a.C.). Piú avanti, con Giulio Cesare, lo fece  con la Gallia (cioé l´attuale Francia nel 50 a.C.); in etá imperiale con la Britannia, cioé l´attuale Inghilterra nel 43 d.C.); seguí la Dacia (cioé l´attuale Romania nel 107 d.C.).
Dunque, in questo lunghissimo arco di tempo, il latino venne portato come lingua dei dominatori; prima nel resto d´Italia, poi in tutto il Mediterraneo e nell´Europa continentale, sovrapponendosi alle lingue locali; cioé, lingue italiche come l´osco e l´umbro in Italia centro-meridionale; l´etrusco in Toscana; le lingue celtiche nella Pianura Padana, in Gallia e in Britannia; le lingue iberiche in Spagna; le lingue germaniche in Germania e cosí via. Tutte queste lingue, o erano prive di scrittura o comunque avevano (con l´eccezione del etrusco) un peso culturale e letterario trascurabile rispetto a quello del latino.
Il latino quindi ha convissuto per secoli come lingua “superiore” con queste lingue native delle popolazioni sottomesse. Ben diverso é il caso del greco, la piú grande lingua di cultura dell´antichitá, con il quale il latino, in seguito alle conquiste della Magna Grecia, della Grecia e in generale del Mediterraneo orientale, si é trovato a coabitare da una posizione di prestigio non superiore ma semmai inferiore.
La latinizzazione, svoltasi in tempi diversi, é stata piú o meno intensa ed efficace  nei vari territori: piú antica e forte in Italia centro-meridionale (meno nel Meridione estremo); forte anche in Italia settentrionale, in Gallia, in Spagna e in Dacia; meno forte in Britannia, in Germania, in Africa e in Oriente. Dove la latinizzazione é stata piú forte, il latino é diventato una lingua parlata dalla gran parte della popolazione, la lingua prevalente se non unica nell´ intera societá; negli altri casi é rimasto una lingua ufficiale usata solo dagli strati sociali superiori e solo per gli usi amministrativi e formali.
Nel frattempo, il latino parlato era fin dall´inizio, una varietá popolare del latino letterario, come accade in ogni lingua: la lingua parlata dalla popolazione comune, non istruita e usata per le necessitá di tutti i giorni. 
Questa varietá popolare del latino parlato si chiama latino volgare (da vulgus, popolo), ed é attestata fin dall´epoca arcaica, fin dalle commedie di Plauto scritte intorno al 200 a.C.).
In quanto al latino, sul piano del lessico, in vece di domus  “casa”, si cominció a dire “casa” che all´origine significava “capanna”.  Il risultato é che in italiano e spagnolo si dice casa, mentre duomo significa quella solennissima “casa” che é la Chiesa cattedrale. Invece di dire auris. “orecchia” si cominció a usare il diminutivo auricola, da cui derivano appunto l´italiano orecchia e il francese oreille . E lo stesso avvenne con molti altri diminutivi.  Invece di loqui , “parlare”, si cominció a dire parabulare, o fabulare; infatti oggi nessuna lingua derivata dal latino ha verbi che continuano il verbo loqui; o meglio: si hanno solo derivati dotti come loquela, locuzione, interlocutore, ecc. Accanto a édere, comédere c´é “mangiare” (che nello spagnolo si é conservato come comer, mentre in italiano si é conservato solo in una parola dotta come commestibile). Da ció si é cominciato a usare manducare (che all´origine significava “masticare”), da cui il francese manger e poi l´ italiano mangiare. Invece di nunc si cominció a dire hora (cioé in questa ora, o ad ipsum (cioé, “in questo momento”), da cui “adesso”. Accanto a sine “senza”(che si conserva nello spagnolo sin ), si cominció a dire absentia, cioé “in assenza di”, da cui l´Italiano  senza e il francese sans.
Il latino che i soldati romani portavano con sé nelle loro conquiste non era quello di Cicerone, ma appunto il latino volgare.  É questa varietá di latino che si é infiltrata profondamente nelle popolazioni che venivano sottomesse e colonizzate, ed é questa anche che ha interferito con le lingue locali  e, dove le popolazioni sono state latinizzate piú profundamente, ese si sono messe gradualmente a parlare latino (ma volgare), usandolo sempre di piú a scapito delle lingue locali, che sono state usate sempre meno ed infine abbandonate. 
Fino a che il territorio dell´impero rimase integro, la struttura amministrativa romana rimase funzionante; le comunicazioni furono aperte e la vita ecponomica e civile abastanza dinámica. Fino ad allora gli scambi di uomini e di merci proseguirono entro l´impero; la scuola continuó a tramandare la cultura, a cominciare dallo studio del latino. E  dunque il latino, che si estendeva su un territorio vastissimo (pur con queste differenziazioni sociali e geografiche), continuó a rimanere un organismo abastanza unitario, mantenuto tale, dalla circolazione interna, dall´interscambio sia in senso geográfico sia in senso sociale. 
Via via che l´assetto político dell´impero e la sua struttura amministrativa si disgregarono  - la data convenzionale della  “caduta” dell´Impero romano d´Occidente é il 476 d.C - .; man mano che il tenore della vita económica e sociale si abbassó quando la produzione e i commerci ristagnarono, l´istruzione decadde, tutta la vita s´impoverí, le comunitá restarono isolate l´una dall´altra, allora anche i “latini volgari” (al plurale) delle varie regioni presero a svilupparsi in direzioni divergenti.   
Per non andare troppo per le lunghe riguardo al trapasso dal latino al latino volgare diremo che su questo processo di lunga durata, si sono poi sovrapposte  le invasioni barbariche: eventi traumatici, tradizionalmente descritti come la causa stessa della caduta dell´Impero Romano. Analogamente, l´”irruzione” in Italia delle lingue barbariche é stata a lungo vista come la causa finale, decisiva che abbattendosi su una situazione giá indebolita del latino, ne ha determinato l´irreversibile “imbarbarimento”. Il volgare é stato a lungo pensato come il frutto della “corruzione” del latino, mescolatosi con le lingue germaniche dei barbari invasori. 
Il primo a formulare questa storia fu, nel 1435, lo storico umanista Biondo Flavio.
Nella sua opera storica Italia Illustrata  poi, Biondo Flavio arrivó a individuare il momento della “nascita” del volgare in Italia al tempo della dominazione longobarda di gran parte della penisola, fra il 568 e il 774. Questa storia traumatica della trasformazione del latino nel volgare come “perdita” del latino e “nascita” del volgare come “catastrofe”, dominó tutto il Rinascimento. Solo con gli studi storici settecenteschi venne proposta una visione alternativa che ridimensionava il ruolo delle invasioni barbariche e vedeva l´origine del volgare piú come un proceso di  evoluzione interna del latino volgare. 
Questa seconda teoría é molto piú giusta della prima. Le invasioni barbariche hanno agito sulla trasformazione del latino nei volgari indirettamente, minando le strutture che tenevano coeso l´Impero, piú che esercitando un diretto influsso linguistico.
Su quanto é stato riferito sinora, sul discorso riguardante la nostra o la lingua italiana, bisogna tener conto  della questione dei dialetti e come sono nati. Ci sono state grandi aree dialettali, corrispondenti alle zone in cui essi si svilupparono d´accordo alle popolazioni che occupavano quei territorio (celti, galli, liguri, etruschi, e via di seguito). Cosí, per ora abbiamo voluto fare un breve approccio circa la nostra storia comunicazionale.  Tutto qui…    

  
(Tratto da “Il filo rosso” antologia e storia della letteratura italiana ed europea). (Luciano Fantini - La Prima Voce)