L´INDIMENTICABILE GIOVANNI GUARESCHI‏

20 novembre 2015

Questo nostro carissimo scrittore, papá di Don Camillo e Peppone, nasce a Roccabianca o Fontanelle (Parma), nel 1908. Giornalista, scrittore e disegnatore umoristico, redattore del “Bertoldo”, nel 1945 fondó il settimanale satirico “Il Candido” che dirige fino alla morte, avvenuta a Cervia nel 1968. Nella sua carriera, ha scritto libri prevalentemente umoristici tra i quali: “Il destino si chiama Clotilde”(1942), “Diario clandestino” (1946), “Lo zibaldino” (1948) e soprattutto “Mondo piccolo: Don Camillo” (1948) dal quale sono stati tratti i film  della serie ambientati a Brescello. Con i due antagonisti:  Peppone e Don Camillo, Guareschi ha raccontato con una vena ironica e popolare, l´Italia del dopoguerra con le sue divisioni, visibili in ogni angolo del paesino, tra comunisti e democristiani, tra parrocchie e casa del popolo.

Con questa breve introduzione vi riportiamo uno dei suoi scritti umoristici dal titolo Compito per casa.

Margherita ed Albertino stavano facendo il compito.

-Che cosa vuol dire “scrivere dodici pensieri sul falegname”?- mi chiese Margherita mettendomi sotto il naso il quaderno di suo figlio.

-Significa scrivere brevemente dodici tra le azioni che abitualmente compie un falegname.

Invitato a pensare al falegame e alla sua attivitá artigiana, Albertino, dopo matura riflessione, formuló un acuto pensiero:

-Il falegname muore.

- Bravo-  approvai- e il fabbro cosa fa?

-Piange perché é morto il falegname-  rispose gravemente Albertino. Ed io sghignazzai, e mi espressi poco favorevolmente nei riguardi delle qualitá speculative di Albertino-

-Se non altro dimostra di essere sentimentale-  obbiettó Margherita con risentimento- L´idea di far piangere il fabbro per la morte del falegname é indizio di animo gentile. Il fatto é che se la prima azione del falegneme é quella di morire, come riesce a compiere le altre undici?

Margherita ed Albertino discussero un po´, quindi decisero che il falegname sarebbe morto alla fine. Sollecitato a pensare a una fra le piú abituali azioni di un falegname vivente, Albertino disse:

-Il falegname ha i baffi.

-Mi pare che non sia male come concetto-  esclamó Margherita-  Cosa ti sembra?

-Avere i baffi non é un´azione abituale del falegneme- spiegai-  I baffi li ho anch´ io.

-Il fatto che tu abbia i baffi non vuol dire che non li possa avere anche un falegname. I baffi non sono una prerogativa dei borghesi.

-D´ accordo, ma non é un´azione avere i baffi. Per compiere un´azione bisogna fare qualcosa. Il falegname ha i baffi anche quando non fa niente. Anche se dorme.

Margherita disse che Albertino aveva capito e invitó per la terza volta Albertino a pensare alle azioni abituali di un falegname vivo, sveglio e intento al lavoro.

-Il falegname respira-  disse Albertino.

-Nossignore! –ribattei vivacemente- Questa non é un´azione abituale del falegname.

Margherita scosse malinconicamente il capo.

-Strano –osservó-  ignoravo che i falegnami non respirassero abitualmente. Ad ogni modo, se lo dice il babbo che ha studiato piú di noi e scrive sui giornali, si vede che é cosí. Quindi, niente: il falegname non respira.

Albertino si preoccupó.

-Se non  respira vuol dire che il falegname muore. Allora avevo ragione io.

-E cosí siamo ancora arrivati al falegname morto –sospiró Margherita-  e non riusciremo mai a scoprire il segreto della sua attivitá artigiana perché il dabben uomo, morendo, porta il suo segreto nella tomba. Ma ci arrangeremo da soli; comincia a scrivere Albertino: “Il falegname fa il suo mestiere”

-E il fabbro cosa fa? –obbiettai con  molta ironia-  Tutti fanno il proprio mestiere o credono di farlo. Ma il fare il proprio mestiere non é un´azione esclusiva del falegname.

-E allora se il fare il proprio mestiere non é un´azione esclusiva del falegname, vuol dire che il falegname potrebbe anche tranquillamente fare il mestiere di un altro. Quello del fabbro, per esempio.

Io le risposi che mi pareva si stesse giocando al signor Veneranda(*)

Poi fissai negli occhi Albertino.

-Bada a me e rispondi. Sei mai stato nella bottega del falegname?

-Sí.

-E cosa faceva il falegname?

-Stava cucendosi una scarpa.

Urlai che i calzolai cuciono le scarpe, non i falegnami, e allora Margherita si mise a ridere disgustata.

-Se a un falegname gli va di cucirsi una scarpa, non lo puó fare? Chi glielo vieta?

-D´ accordo –strillai-  ma il falegname non passa il suo tempo accomodando scarpe! Lo capisci o no?

-Non t´inquietare; a me interessava di stabilire il principio della libertá d´azione. Se cominciamo a vietare ai falegnami di cucirsi una scarpa perché le scarpe é stabilito che le debbono cucire soltanto i calzolai, allora me la saluti la democrazia.

Implorai Albertino di pensare intensamente alla bottega del falegname; cercasse di ricordarsi qualche arnese di lavoro. Se gli suggerivo io, allora era tutto inutile. Lui doveva imparare a ragionare, a osservare; non io.

-Martello! –esclamó alla fine Albertino. E io mi compiacqui con lui per il suo acuto spirito d´ osservazione e lo incitai ad approfondire.

-Adesso che abbiamo scoperto che il falegname ha il martello, vediamo un po´: cosa fa il falegname con quel martello?

-Il falegname schiaccia le noci col martello –mi comunicó Albertino con molto riguardo e molta dignitá

-É un buon passo avanti –si rallegró sinceramente Margherita-  Ammetto che non sará un´azione abituale del falegname quella di schiacciare le noci col martello, peró bisogna riconoscere che il ragazzo é giá orientato giusto. Il fatto di non fargli schiacciare le noci con un ferro da stiro, per esempio, sta a significare che il bambino ha ragionato. Avanti Albertino; sta bene attento: oltre a schiacciare le noci, cosa puó fare il falegname con questo martello?

-Lo so! –esclamó Albertino- Il falegname col martello pianta un  chiodo sul muro.

Ecco la mia rabbia! Le botteghe dei falegnami sono zeppe di legname. I muri sono letteralmente coperti di assi, assicelle, tavolette, tavole di compensato, liste e listelle di legno. Ed anche il pavimento é ricoperto di pezzi di legno e il soffitto pure é nascosto da altro legname, sí che é praticamente impossibile trovare un centimetro quadrato di muro libero. Ebbene, il falegname pianta un chiodo e lo va a piantare proprio nel muro.

Il mio cuore si riempí d´amarezza.

GIOVANNI GUARESCHI


(*)   Veneranda: personaggio umoristico-

Luciano Fantini - La Prima Voce